Trauma Splenico e Radiologia Interventistica: Oltre il Grado della Lesione
Predire il Fallimento dell’Embolizzazione dell’Arteria Splenica nel Trauma Contusivo
La gestione conservativa delle lesioni spleniche da trauma contusivo rappresenta oggi uno dei campi di maggiore integrazione tra radiologia diagnostica, radiologia interventistica e chirurgia d’urgenza. Un recente studio multicentrico, pubblicato su La Radiologia Medica con il titolo Predicting splenic artery embolization outcomes in blunt trauma, analizza in modo sistematico i fattori associati al fallimento dell’embolizzazione dell’arteria splenica (SAE), mettendo in discussione il peso tradizionalmente attribuito ai soli criteri anatomici.
Il Contesto: Preservare la Milza, Senza Compromettere la Sicurezza
Negli ultimi decenni si è assistito a un progressivo spostamento verso approcci conservativi nel trattamento del trauma splenico. Attualmente, fino all’80% delle lesioni spleniche viene gestito senza chirurgia, grazie al supporto dell’embolizzazione endovascolare, che consente di preservare la funzione immunologica dell’organo e ridurre il rischio di infezioni post-splenectomia.
Tuttavia, nonostante gli elevati tassi di successo riportati in letteratura, una quota non trascurabile di pazienti va incontro a fallimento del trattamento non operatorio, rendendo cruciale l’identificazione precoce dei fattori di rischio.
Lo Studio: Un’Analisi Multicentrica su 247 Pazienti
Lo studio ha incluso 247 pazienti con trauma splenico contusivo trattati con embolizzazione in 11 centri di radiologia interventistica tra il 2019 e il 2024.
Sono stati analizzati in modo retrospettivo fattori clinici, anatomici e procedurali, valutandone l’associazione con il fallimento del trattamento, definito come necessità di splenectomia di salvataggio.
I risultati principali mostrano:
- Successo tecnico del 100%
- Successo clinico del 91,9%
- Splenectomia di salvataggio nell’8,1% dei casi
- Complicanze nel 15,2%, tutte minori e legate all’accesso vascolare
Anatomia vs Clinica: Un Cambio di Prospettiva
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio è l’assenza di correlazione significativa tra il fallimento della SAE e:
- grado AAST della lesione splenica,
- diametro dell’arteria splenica,
- tipo di embolizzazione (prossimale vs distale),
- materiale embolizzante utilizzato.
Al contrario, i fattori clinici emergono come determinanti principali.
In particolare:
- Glasgow Coma Scale (GCS) più basso è risultato significativamente associato al fallimento del trattamento;
- presenza di lesioni associate alla TC (soprattutto toraciche o addominali multiple) ha mostrato una correlazione statisticamente significativa con la necessità di splenectomia.
Alla regressione multivariata, il GCS è risultato l’unico fattore indipendente predittivo di fallimento.
Implicazioni Cliniche: Il Radiologo come Parte del Decision Making
Il messaggio che emerge è chiaro:
la sola valutazione anatomica alla TC, pur fondamentale, non è sufficiente per predire l’esito dell’embolizzazione splenica.
Per il radiologo – diagnostico e interventista – diventa essenziale:
- integrare i dati TC con lo stato clinico globale del paziente;
- considerare il contesto traumatico complessivo, non solo la lesione splenica isolata;
- partecipare attivamente al processo decisionale multidisciplinare nei trauma team.
Questo approccio consente una selezione più appropriata dei pazienti candidati alla SAE e una migliore stratificazione del rischio.
Messaggio Chiave
L’embolizzazione dell’arteria splenica è una procedura sicura ed efficace nel trauma splenico contusivo.
Tuttavia, il successo dipende più dalle condizioni cliniche del paziente che dalle caratteristiche anatomiche della lesione.
Un approccio realmente moderno alla gestione del trauma richiede che la radiologia interventistica si integri sempre più con la valutazione clinica globale, superando una visione puramente morfologica dell’imaging.
Per approfondire
Ierardi A.M., Coppola A., Lanza C. et al.
Predicting splenic artery embolization outcomes in blunt trauma: results from a multicentre retrospective observational study
La Radiologia Medica (2025)
https://doi.org/10.1007/s11547-025-02164-y
RADS ALPHABET: news and tips for young and general radiologists
La crescente diffusione dei sistemi di refertazione standardizzata (RADS) ha profondamente modificato il modo in cui il radiologo comunica i risultati diagnostici. Un recente articolo pubblicato su La Radiologia Medica, intitolato RADS ALPHABET: news and tips for young and general radiologists, propone una guida pratica e aggiornata ai principali sistemi RADS, con l’obiettivo di supportare soprattutto radiologi giovani e generalisti nell’uso corretto e consapevole di questi strumenti.
L’articolo si inserisce in un contesto in cui la standardizzazione del linguaggio radiologico è sempre più centrale per migliorare chiarezza, riproducibilità e integrazione multidisciplinare.
Il Contesto: Perché Parlare di RADS Oggi
Negli ultimi anni, l’aumento della complessità clinica e la richiesta di referti sempre più orientati alla gestione del paziente hanno favorito la diffusione di sistemi strutturati di classificazione del rischio.
I sistemi RADS rispondono all’esigenza di:
- ridurre la variabilità interpretativa,
- uniformare il linguaggio radiologico,
- facilitare le decisioni cliniche e i percorsi di follow-up.
Tuttavia, la molteplicità dei sistemi disponibili e il loro aggiornamento continuo possono rappresentare una sfida, soprattutto per chi non opera in centri superspecialistici.
L’Articolo: Una Bussola tra i Principali Sistemi RADS
Gli autori propongono un approccio didattico e sistematico, organizzando i principali RADS secondo un vero e proprio “alfabeto”, che include i sistemi più rilevanti nella pratica clinica quotidiana, tra cui:
- BI-RADS per la patologia mammaria
- LI-RADS per l’epatocarcinoma
- PI-RADS per la prostata
- LUNG-RADS per lo screening polmonare
- TI-RADS per i noduli tiroidei
- O-RADS per la patologia ovarica
- VI-RADS per la vescica
Per ciascun sistema vengono richiamati:
- lo scopo clinico,
- i principi di classificazione,
- i punti di forza,
- le principali criticità e trappole interpretative.
Standardizzazione sì, ma con Giudizio Clinico
Un messaggio centrale dell’articolo è che i RADS non devono essere utilizzati come strumenti rigidi o automatici.
L’applicazione acritica delle categorie può infatti portare a:
- sovra- o sottostima del rischio,
- follow-up non necessari,
- referti formalmente corretti ma clinicamente poco utili.
Gli autori sottolineano come i RADS debbano sempre essere:
- integrati con il contesto clinico,
- adattati al quesito specifico,
- accompagnati da una conclusione interpretativa chiara.
Implicazioni Cliniche: Un Supporto per il Radiologo Generalista
Per i radiologi in formazione e per i generalisti, i sistemi RADS rappresentano:
- una guida strutturata alla refertazione,
- un supporto all’apprendimento,
- uno strumento di comunicazione efficace con i clinici.
Se correttamente utilizzati, i RADS migliorano la qualità del referto e rafforzano il ruolo del radiologo come consulente clinico, non come semplice descrittore di immagini.
Cannella R., Lanza C., Pellegrino G., Albano D., Bruno A., Chiti G. et al.
RADS ALPHABET: news and tips for young and general radiologists
Insights into Imaging (2026)
👉 https://doi.org/10.1186/s13244-025-02154-8
Ultrafast Cardiac CT Spettrale: Nuove Frontiere nella Caratterizzazione Miocardica
Valutare il Late Iodine Enhancement Senza ECG-Gating
La risonanza magnetica cardiaca con late gadolinium enhancement (LGE-CMR) rappresenta il gold standard per la caratterizzazione del danno miocardico e dell’espansione del volume extracellulare (ECV). Tuttavia, limiti di disponibilità, controindicazioni e difficoltà tecniche ne riducono l’impiego in contesti selezionati.
Un recente studio di fattibilità, pubblicato su La Radiologia Medica con il titolo Ultrafast non-ECG-gated cardiac spectral CT scanning for myocardial late iodine enhancement assessment, esplora il potenziale della TC cardiaca spettrale ultrarapida, non ECG-gated, come alternativa per la valutazione del late iodine enhancement (LIE).
Il Contesto: Oltre l’Angio-TC Coronarica
Negli ultimi anni, la TC cardiaca ha progressivamente ampliato il proprio ruolo, evolvendo da strumento dedicato quasi esclusivamente allo studio delle coronarie a metodica in grado di fornire informazioni funzionali e tissutali.
Il principio alla base del LIE-CT è analogo a quello del LGE-CMR: il ritardo nel wash-out del mezzo di contrasto iodato nelle aree di fibrosi, necrosi o edema determina un accumulo misurabile di iodio, visibile nelle acquisizioni tardive.
Fino ad oggi, tuttavia, la valutazione del LIE in TC è stata limitata dall’uso di protocolli ECG-gated, associati a tempi di acquisizione più lunghi e a una maggiore dose radiante.
Lo Studio: TC Spettrale Ultrarapida Senza ECG-Gating
Gli autori hanno analizzato retrospettivamente 68 pazienti sottoposti a TC cardiaca con acquisizione tardiva per LIE, confrontando:
- 51 esami eseguiti con Spectral CT 7500 (dual-layer, non ECG-gated, acquisizione ultrarapida)
- 17 esami con Brilliance iCT SP (ECG-gated convenzionale)
L’acquisizione LIE-CT veniva effettuata 6–7 minuti dopo la somministrazione del mezzo di contrasto, utilizzando mappe spettrali “iodine-no-water” e mappe ECV dedicate. Quando disponibile, la CMR veniva utilizzata come riferimento.
I Risultati: Velocità, Qualità e Riduzione della Dose
I risultati mostrano un netto vantaggio tecnico della TC spettrale ultrarapida non ECG-gated:
- Riduzione del tempo di scansione del 91%
(0,69 s vs 8,02 s) - Riduzione della dose radiante fino al 76%
(CTDIvol e DLP significativamente inferiori) - Miglioramento della qualità d’immagine, con:
- raddoppio del rapporto segnale/rumore (SNR),
- assenza di artefatti da movimento clinicamente rilevanti nella quasi totalità dei casi.
La valutazione qualitativa del LIE è risultata affidabile, mentre la quantificazione dell’ECV ha mostrato:
- valori significativamente più elevati nel miocardio con LIE rispetto al miocardio sano;
- ottima riproducibilità inter-osservatore, anche in assenza di sincronizzazione ECG.
Concordanza con la CMR: Un Dato Chiave
Nei pazienti sottoposti anche a CMR:
- la localizzazione e la distribuzione del LIE-CT risultavano ampiamente concordanti con il LGE-CMR;
- le differenze nei valori di ECV tra TC e CMR non superavano il 3%, suggerendo una buona equivalenza quantitativa preliminare.
Pur trattandosi di una coorte limitata, questi risultati supportano la validità del LIE-CT come strumento di caratterizzazione miocardica.
Implicazioni Cliniche: Una TC Sempre Più “Cardiologica”
Il messaggio principale dello studio è che la caratterizzazione tissutale miocardica non è più appannaggio esclusivo della CMR.
Per il radiologo, questo apre scenari rilevanti:
- possibilità di valutare danno miocardico, fibrosi ed edema anche in pazienti non candidabili a CMR;
- integrazione della valutazione LIE ed ECV in esami TC già indicati per altri quesiti clinici;
- riduzione dei tempi di esame e della dose, con maggiore applicabilità in contesti acuti e oncologici.
In particolare, l’acquisizione non ECG-gated rende questa tecnica potenzialmente utilizzabile anche in esami body con campo di vista cardiaco non dedicato.
Messaggio Chiave
La TC cardiaca spettrale ultrarapida non ECG-gated consente una valutazione affidabile del late iodine enhancement e dell’ECV, con tempi di acquisizione estremamente ridotti, dose significativamente inferiore e buona concordanza con la CMR.
Si tratta di un passo importante verso una TC cardiaca sempre più completa, capace di fornire informazioni non solo anatomiche ma anche tissutali, rafforzando il ruolo del radiologo nella stratificazione prognostica e nel decision making clinico.
Per approfondire
Franceschi P., Sportoletti C., Rasciti E., Buia F., Attinà D., Niro F., Russo V., Lovato L.
Ultrafast non-ECG-gated cardiac spectral CT scanning for myocardial late iodine enhancement assessment: a feasibility study
La Radiologia Medica (2025)
👉 https://doi.org/10.1007/s11547-025-02114-8
Glossario radiologico
CASO 1
Scenario clinico
Uomo di 60 anni, iperteso, dolore toracico posteriore, improvviso e migrante. TC Torace con MDC in fase arteriosa
Domanda
Il “beak sign” osservato alla TC nella dissezione aortica rappresenta:
A. Un angolo acuto formato tra il falso lume e la parete aortica
B. Un ispessimento concentrico calcifico della parete
C. Una dilatazione fusiforme simmetrica dell’aorta
D. Un trombo murale cronico aderente all’intima
E. Un artefatto da flusso del mezzo di contrasto
Risposta corretta: A
Spiegazione:
Il beak sign è un segno TC tipico della dissezione aortica acuta.
Corrisponde a una configurazione triangolare o ad angolo acuto del falso lume nel punto in cui il sangue disseca la parete aortica.
Questo segno:
- aiuta a distinguere il falso lume dal lume vero
- è altamente suggestivo di dissezione acuta, rispetto ad aneurismi o trombosi croniche
- si associa spesso ad altri segni come flap intimale, doppio lume e differente opacizzazione dei lumi
È particolarmente utile quando il flap non è immediatamente evidente.
CASO 2
Scenario clinico
Paziente di 50 anni con pancreatite acuta necrotico-emorragica. TC addome con MDC eseguita 5 settimane dopo l’esordio per febbre persistente.
Domanda
Quale reperto TC è caratteristico di una Walled-Off Necrosis (WON)?
A. Raccolta fluida omogenea priva di parete
B. Raccolta con parete definita contenente materiale solido-liquido
C. Gas intrapancreatico senza capsula
D. Aumento volumetrico omogeneo del pancreas
E. Versamento peritoneale libero
Risposta corretta: B
Spiegazione didattica:
La WON è una complicanza tardiva (≥4 settimane) della pancreatite necrotizzante.
Si distingue dalle raccolte acute perché:
- presenta una capsula ben definita
- contiene materiale necrotico solido e fluido
- può essere intra- o extra-pancreatica
Dal punto di vista clinico e radiologico è fondamentale perché:
- può infettarsi
- può richiedere spesso approccio interventistico o endoscopico
La TC con MDC è l’esame di scelta per la diagnosi.
CASO 3
Scenario clinico
Donna di 35 anni con rapido deficit motorio agli arti inferiori e perdita visiva monoculare. Viene eseguita RM cervicale in T2 sagittale che mostra:
Domanda
Quale reperto RM è più suggestivo di neuromielite ottica (NMO) rispetto alla sclerosi multipla?
A. Lesioni periventricolari a “dita di Dawson”
B. Lesioni corticali multiple
C. Coinvolgimento esclusivo del corpo calloso
D. Lesioni midollari focali di un metamero
E. Lesione midollare continua estesa ≥3 metameri
Risposta corretta: E
Spiegazione didattica:
Il segno radiologico chiave della neuromielite ottica è la longitudinally extensive transverse myelitis (LETM):
- lesione midollare continua
- estesa per ≥3 segmenti vertebrali
- spesso centrale, con edema ed enhancement
Questo reperto:
- è altamente suggestivo di NMO
- aiuta a differenziarla dalla sclerosi multipla, che ha lesioni più corte e periferiche
- si associa frequentemente a neurite ottica severa
La diagnosi ha enorme impatto terapeutico, poiché i trattamenti della SM possono peggiorare la NMO.
CASO 4
Scenario clinico
Donna di 34 anni, cefalea ingravescente da alcuni giorni, crisi epilettica. Assunzione di contraccettivi orali. TC encefalo con mezzo di contrasto e angio-TC venosa.
Domanda
Il segno dell’“empty delta” alla TC con contrasto è indicativo di:
A. Aneurisma del seno sagittale superiore
B. Ipoplasia congenita del seno venoso
C. Trombosi del seno venoso con enhancement periferico
D. Dissezione dell’arteria cerebrale anteriore
E. Malformazione artero-venosa durale
Risposta corretta: C
Spiegazione didattica:
Il segno dell’empty delta è un reperto classico della trombosi del seno sagittale superiore.
Alla TC con contrasto si osserva:
- mancata opacizzazione centrale del seno venoso (trombo)
- enhancement periferico triangolare della dura madre e delle vene collaterali
Radiologicamente:
- il trombo appare ipodenso o isodenso senza contrasto
- dopo MDC, il seno assume l’aspetto di un delta vuoto
È un segno importante perché:
- la clinica è spesso aspecifica
- la TC senza contrasto può essere normale
- la diagnosi precoce cambia radicalmente la gestione terapeutica (anticoagulazione)




