Giovani radiologi tra pubblico e privato: l’intervista doppia di SIRM Giovani

Federico Bruno, Diletta Cozzi, Giuseppe Micci

Alla fine del percorso formativo della scuola di specializzazione, l’ingresso nel mondo del lavoro rappresenta per i giovani radiologi un passo importante, che porta con sé emozioni, aspettative, ma anche dubbi sulla tipologia di carriera da intraprendere. Le prospettive e le opzioni professionali per un medico radiologo sono infatti sempre più numerose e diverse, sia in ambito ospedaliero che in libera professione e nel privato. Abbiamo intervistato due giovani radiologi, la dott.ssa Diletta Cozzi ed il dott. Giuseppe Micci, per valutare, tramite il racconto delle loro esperienze, alcuni degli aspetti che possono essere utili alla scelta dell’attività lavorativa, ed in particolare alcune delle differenze tra il settore pubblico e quello privato.

Quale attività svolgi principalmente?

DC: Sono radiologo ospedaliero con contratto a tempo indeterminato.  GM: Sono responsabile del servizio di radiologia in una casa di cura privata convenzionata con il SSN, inoltre svolgo attività libero professionale in altri tre centri di radiologia sia privati che convenzionati.

Come hai trovato lavoro nel tuo attuale impiego, e dopo quanto tempo hai iniziato a lavorare dopo la specializzazione?

DC: Grazie a contatti con altri ex specializzandi, ho trovato lavoro già prima di terminare la specializzazione in tre istituti privati tra Firenze e Prato (mi sono specializzata il 31 ottobre 2019 e il 2 novembre già lavoravo!). Dopo due mesi, ho partecipato ad un bando per attività LP nell’ospedale in cui adesso lavoro (AOU Careggi). Ho lavorato quindi in LP sia in ospedale che nel privato per altri 3 mesi, poi è scoppiata la pandemia e ad aprile 2020 l’azienda ospedaliera ha trasformato il mio contratto in tempo determinato. Ho quindi lasciato il lavoro LP, e successivamente sono stata stabilizzata con contratto a tempo indeterminato

GM: Già gli ultimi mesi prima della specializzazione mi sono arrivate diverse offerte di lavoro tramite gli strutturati o i colleghi neospecialisti. Il collega che ricopriva il ruolo prima di me in casa di cura era da poco andato in pensione, così 10 giorni dopo l’acquisizione del titolo ho firmato il contratto.

Come valuti il rapporto con i colleghi e gli altri specialisti nel tuo lavoro?

DC: Personalmente molto buono. Siamo un bel gruppo di radiologi e collaboriamo sempre nell’attività quotidiana, sia nei turni in elezione che in pronto soccorso. L’AOU Careggi è un’azienda molto grande e offre inoltre molte possibilità di scambio di opinioni e confronto con diversi specialisti. L’inquadramento clinico del paziente è fondamentale per svolgere al meglio il nostro lavoro di “teorici” dell’immagine, ed avere un confronto costante con chirurghi, clinici, e medici d’emergenza è sicuramente un grande vantaggio

GM: I rapporti sono molto buoni, come personale siamo in numero più piccolo rispetto ad un reparto ospedaliero, ma i carichi di lavoro e i turni sono definiti da prima, ed è difficile che si creino attriti o incomprensioni tra colleghi. Idem con gli specialisti di branca, poi molto dipende se si lavora in un istituto generalista o monospecialistico.

Quali ritieni siano i principali aspetti positivi e negativi del tuo impiego lavorativo?

DC: Lavorare in ospedale, in particolare all’inizio della carriera lavorativa, secondo me offre molti vantaggi per la propria crescita sia professionale che umana. Come ho detto prima, il confronto quotidiano e costante con altri specialisti aiuta moltissimo, in particolare noi giovani neospecialisti (cosa che purtroppo spesso manca nel lavoro in istituti privati o ambulatoriali). Inoltre, anche il confronto e l’aiuto da parte di radiologi più “grandi” e sicuramente più esperti di noi è fondamentale nel nostro sviluppo professionale, soprattutto nell’aiutarci a ridurre eventuali errori, che sono sempre dietro l’angolo! Di contro, lavorare in ospedale obbliga in un certo senso ad un impegno lavorativo forse maggiore, anche contando le turnazioni, il lavoro in pronto soccorso, le guardie di notte e durante le festività.

GM: Certamente tra i lati positivi c’è la possibilità di organizzare la propria vita professionale e personale in assoluta autonomia, o anche di dedicarsi in via esclusiva ad una sub-specializzazione che si preferisce; inoltre, in questo periodo esistono dei regimi fiscali davvero vantaggiosi per i nuovi libero professionisti. Uno dei principali lati negativi è, soprattutto quando si lavora in strutture molto piccole, lo scarso confronto che si può avere con i colleghi, o perché non presenti in struttura nel tuo stesso orario lavorativo, o perché dediacti ad ambiti sottospecialistici diverso dal tuo. Questo comporta anche una curva di crescita professionale più lunga rispetto a quella che può offrirti un grande ospedale.

Alla luce della tua esperienza lavorativa, quali pensi siano gli aspetti prioritari, e cosa cambieresti della tua formazione specialistica?

DC: Sono rimasta molto soddisfatta del mio percorso nella scuola di specializzazione. Anche se con durata di quattro anni, è stato un periodo molto intenso e proficuo per la mia preparazione, grazie alla possibilità di frequentare ogni ambito sub-specialistico della diagnostica per immagini (pronto soccorso, neuroradiologia, senologia, traumatologia, interventistica, radiologia pediatrica, ecc.) oltre a tutte le metodiche di base. Secondo me sono state molto utili le lezioni pomeridiane, che si svolgevano per 2-3 pomeriggi a settimana da marzo a luglio ogni anno, per approfondire molti argomenti che incontravamo nella pratica quotidiana. Anche la possibilità che la scuola offre di partecipare a corsi e congressi sia come discente che come relatore, anche con piccole comunicazioni orali, è stata importante nella nostra crescita sia come studenti che come futuri radiologi. Sicuramente, se avessi avuto un anno in più di specializzazione, l’avrei utilizzato per un’esperienza di studio anche all’estero, e per approfondire argomenti di particolare mio interesse.

GM: Penso di aver frequentato un’ottima scuola di specializzazione; se proprio dovessi trovare un difetto potrebbe essere che nel percorso di specialità c’era la tendenza a concentrarsi molto sulle macchine pesanti. Questo può generare alcune difficoltà all’inizio della professione, in quanto ecografia, radiologia convenzionale e mammografia rappresentano una fetta importante del lavoro. Certamente se tornassi indietro mi dedicherei un po’ di più all’approfondimento di questi aspetti… purtroppo la contrazione a quattro anni del corso di specializzazione non ha aiutato in questo.

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