Le “soft skills”: essere radiologo oltre le competenze professionali

Federico Bruno

Nel mondo aziendale e del business il concetto di “soft skill” è sempre più considerato per la valutazione dei candidati ad una posizione lavorativa. 

Le soft skills infatti rappresentano, in opposizione alle “hard skills” – ovvero le competenze tecniche apprese durante il proprio percorso lavorativo e di studi – tutte quelle competenze trasversali, risultato del background socioculturale del proprio vissuto e legate alla personalità ed alle abilità naturali che ciascuno di noi possiede. Alcuni esempi di soft skills sono le capacità di problem solving, lo spirito di adattamento e di lavoro di squadra, la gestione del tempo. 

Queste capacità sono particolarmente considerate dai manager delle risorse umane, in quanto influenzano la versatilità dei candidati nell’ambiente lavorativo, e soprattutto poiché si ritiene che le soft skills siano fondamentali per ricoprire posizioni “senior” rispetto ai ruoli di livello base. Infatti, secondo alcuni studi, il 75% del successo lavorativo a lungo termine dipende dalla padronanza delle soft skills, e solo il 25% dalle competenze tecniche. 

Alcune di queste qualità e competenze trasversali sono apprezzate e ricercate in tutti i settori lavorativi, mentre altre rappresentano un valore aggiunto per specifiche professioni. 

Quali possono essere quindi le soft skills utili al medico radiologo nello svolgimento della professione? L’importanza delle soft skills nell’attività lavorativa del medico risiede nel fatto che ogni giorno dobbiamo confrontarci con colleghi e pazienti, gestire turnazioni e carichi di lavoro, e non sempre è sufficiente prendere decisioni solamente sulla base delle nostre competenze professionali. Alcune competenze trasversali possono fare la differenza nel modo in cui affrontiamo il nostro lavoro, nell’immagine professionale che diamo agli altri, e per una carriera lavorativa di successo. 

Le capacità empatiche e di ascolto, ad esempio, sono caratteristiche che permettono al medico di acquisire maggiore fiducia da parte del paziente, consentendogli di svolgere al meglio il suo lavoro. Date le limitazioni del rapporto medico-paziente intrinseche ad alcuni aspetti della nostra professione, è ancor più importante che il radiologo possegga questa capacità, in modo da ottimizzare il ridotto tempo medico-paziente e riuscire non solo a trasmettere il proprio ruolo di curante e di presa in carico del percorso diagnostico-terapeutico del paziente, ma anche di cogliere elementi utili all’integrazione dei reperti di imaging con i dati clinici. Una propensione empatica sarà anche fondamentale per una comunicazione efficace della diagnosi, non sempre facile dovendo inserirsi nel percorso clinico del paziente in un periodo temporale limitato. 

Altrettanto, le capacità comunicative sono fondamentali al radiologo nel rapporto medico-paziente per far emergere la propria figura professionale oltre la “tenda” del referto, ed illustrare il ruolo del radiologo non solo nella interpretazione delle immagini, ma anche nella scelta e nella gestione delle indagini di imaging, nell’integrazione con i dati clinico-laboratoristici, nonché il ruolo terapeutico di prima linea – talora unico – del radiologo interventista. In questa prospettiva, la comunicazione mediante strumenti digitali e piattaforme social costituisce oggi un supporto importante anche per i professionisti della salute, per quella che viene riconosciuta come “web presence”, o reputazione on-line. 

Infine, doti di leadership e la predisposizione al lavoro in team sono caratteristiche fondamentali nel rapporto con i colleghi per il medico che lavora in equipe e per chi svolge ruoli dirigenziali; oltre a queste, al radiologo dovrebbero essere richieste buone capacità di mediazione, trovandosi spesso a ricoprire la figura di consulente di diversi specialisti e dovendo assumere un ruolo di riferimento nella gestione dell’integrazione tra management clinico, diagnostica strumentale e trattamento radiologico interventistico. 

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